Change. Se Radio radicale cambia, cambiamo anche noi.

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Premesso che la mia "laica" (=semplice) opinione sulla vicenda delle dimissioni di Bordin dalla direzione di Radio radicale è in rete già da tempo [ per quello che vale la trovate qui] e che rispetto a quel che ho già scritto ho poco e anzi niente da aggiungere; con queste righe rispondo e partecipo in quanto m'interessano piuttosto reazioni e atteggiamenti come quelli espressi da Vittorio Zambardino nella nota Non brevi considerazioni tutte personali sulla vicenda Bordin (si può non leggere), pubblicata su Facebook.

Molte parole spesso hanno un significato diverso, a seconda di chi le pronuncia e del contesto in cui sono utilizzate. Una "doppia faccia" appunto.

Per esempio, l'eretico digitale proclama che... occorre "demolire il dogma del potere, che tende a legittimare solo il “racconto” dei media che gli sia mimesi e consenso".

Benissimo. Pannella: ecco un bell'eretico! Chi più eretico di un Pannella, che si è tenuto e continuerebbe a tenersi come direttore un Bordin che non rappresenta in pieno o al meglio la sua linea politica, e -- dice Zambardino -- "che oggi chiede a Bordin, come un qualsiasi amministratore delegato un po' sadico, di portare a termine il lavoro della sua successione, per il gusto di avere l'espressione formale del consenso alla propria giubilazione, è un genio della politica."

Ma quale "genio della politica"! se non proprio "genio del male", dalla nota di Zambardino emerge piuttosto un Pannella che incarna definitivamente l'ideale del Giano bifronte. Ma soprattutto, quale giubilazione? se è invece proprio Bordin che, nella lettera di dimissioni, scrive: "il rapporto fra editore e direttore si fonda proprio su un accordo sulla trasposizione in chiave giornalistica di una idea editoriale che promana dall'editore". Altro che eretico (rivedi tesi numero uno), altro che colpevole di aver "costruito un media e non un confessionale di partito". Se ci fosse riuscito, a trasporre in chiave giornalistica l'idea editoriale di Pannella, forse sarebbe rimasto volentieri al suo posto a godersi la fiducia incondizionata dell'editore.

"Genio della politica"? La politica radicale è letta in una chiave tutta negativa, cosa di per sè legittima, anche per chi come me non condivide i presupposti di questa lettura. Una politica imprenditrice di se stessa, autoreferenziale, in un mondo dove "non c'è un modo pulito di gestire il potere"; e se alcuni di questi radicali hanno verso Pannella "dedizione assoluta", attraverso di essa esprimono "una pestilenziale monacalità dell'impegno personale".

Ma lo stesso non si potrebbe dire dei giornalisti e anche dei giornalisti come Zambardino, che non si iscrive per "rispetto al lavoro di giornalista"? Non è anche questa una manifestazione di "pestilenziale monacalità dell'impegno", professionale, in questo caso? Certo che lo è: lo scontro tra "chierici del non-tradimento" e "chierici dell'engagement" è secolare ormai. Ma quello che vale per il giornalismo è una cosa e quello che vale per la politica è un'altra cosa. Nel caso di Radio radicale, chi è che vorrebbe costruire un media (di lotta magari) e chi si adatterebbe invece a che fosse un confessionale politico purchessia, basta che abbia l'imprimatur dell'editore e il suo pieno riconoscimento di "fedeltà alla linea"? E' un paradosso.

Il merito sul quale non ci si riesce a confrontare, e forse per questo si agitano i fantasmi del settarismo radicale e del totalitarismo pannelliano, resta il problema del "regime". Davvero il centro dell'analisi radicale sta nel "ci mettono a tacere"? Io penso che noi come radicali dovremo continuare a spiegare che siamo messi a tacere non perché brutti sporchi e cattivi, settari e monacali pannelliani, ma perché continuiamo a essere gli unici a denunciare la "continuità del regime", fatta di illegalità e di negazione dello stato di diritto. E' questa la "peste italiana" [ la versione integrale del documento su radicali.it e sul mio sito una versione web ].

L'intuizione, secondo Zambardino, è giusta, ma l'applicazione che i radicali ne fanno è "dogmatica".

Comodo davvero pensarlo. Si può tranquillamente evitare non solo di costruire barricate, ma anche di salirci, fino a che si pensa che "la democrazia è in pericolo" (quale democrazia? chiederebbero i radicali). Si può tranquillamente continuare a fare i giornalisti nel solco della tradizione e persino chiamarla "eresia", magari "nuova" e "digitale", finché l'informazione è minacciata da Berlusconi (o magari da Google). Ma "quale informazione?" chiederebbero i radicali. E si può perfino fare appello al "tradimento degli statuti professionali" per salvare la rete dalla "perdita del giornalismo come funzione democratica": finché c'è solo pericolo, pensa qualcuno, c'è solo rischio e non c'è strage. (Ma non è così: la strage è "reato di pericolo"; basta l'intenzione).

La strage, invece, c'è, dicono i radicali: è in atto, e non in potenza.

Ma se si ritiene che in Italia la "democrazia" non c'è, e che al suo posto si è costituito (dal 1948!) un regime sui generis, partitocratico e fondato sulla legge materiale invece che su quella scritta (un regime di "fascismo democratico", se vi piacciono gli ossimori pannelliani); se si ritiene che l'Italia non è uno stato di diritto; se si ritiene che vi sia una peste tipicamente italiana; allora non ci sono più luoghi per tirarsi fuori, non c'è più tempo di stare a guardare. Sempre emergenza, quindi mai emergenza? Al lupo al lupo? Cos'è davvero questa emergenza: la legge bavaglio, il comma sui blog, la P3 di Carboni & Verdini? Certo! Ma il sostrato è fatto di problemi globali non meno emergenti, dallo sterminio per fame alle mutilazioni genitali femminili, e di quelli locali, dalla tortura carceraria di stato all'impoverimento -- sociale, culturale, politico -- di un "sistema paese" sempre più clericale e vaticano-talebano (pennellate grosse e grossolane, non dico di no, spero solo di rendere l'idea). "La guerra non viene più dichiarata, ma proseguita". Allora si lotta; o si diventa complici. Possono bastare, potrebbero bastare l'ascolto della radio, la destinazione del 5 per mille a un'associazione della galassia, "il sostegno laico dei cittadini a una forza politica di riferimento"? forse; magari, se ce ne fossero almeno centomila. Ma se i centomila non ci sono, caro Zamba... la responsabilità principale non ricade su Pannella che tratta male Bordin.

Le cose -- In My Not So Humble Opinion -- stanno così, cari amici e compagni. E tutto il resto, come ha scritto Toni Garrani commentando un'altra nota sulla vicenda, tutto il resto è davvero "fuffa mediatica".

Pannella può benissimo essere -- politicamente, oltre che umanamente -- una merda. I radicali, anzi i pannelliani, sono tutti dei settari. Ma il problema non è questo. Il problema è se riconosciamo a questo regime la patente della democraticità o se non gliela riconosciamo. E che tipo di conseguenze tiriamo dall'una o l'altra affermazione. La "società" contrapposta alla "politica"? Autonomia "dal" politico piuttosto che "autonomia del politico"? E' roba vecchia, decrepita, in decomposizione. Regge meglio, e regge tuttora, il fatto che "la società ha la politica che si merita", o meglio "ogni nazione ha il governo che si merita"... "una frase talmente famosa e incisiva da appartenere ormai al linguaggio corrente: ognuno di noi l’ha citata chissà quante volte, soprattutto dibattendo di questioni politiche"... e infatti la si attribuisce variamente a Churchill (che di certo la pronunciò), a Hitler... secondo wikipedia è "un proverbio popolare" italiano... trovare la risposta giusta non è difficile.

E infine. I radicali promuovono da alcuni anni l'Anagrafe pubblica degli eletti e dei nominati. Cominciano persino a ottenere risultati. Sicuramente d'interesse l'Anagrafe patrimoniale dei Radicali stessi: quanto guadagnerà la meno laica in assoluto tra i radicali, la Rita Bernardini, e che cosa si è messa da parte in questi lunghi anni di dedizione assoluta al capo e di monacalità pestilenziale?

Con lo stile che è il suo, Bordin ha accennato alla "liquidazione delle spettanze" come sua unica richiesta. Essendo il direttore di un organo d'informazione che è, nello stesso tempo, "organo della Lista Marco Pannella" e percettore di finanziamenti pubblici per i suoi "programmi in convenzione", il dato circa l'entità di queste spettanze non dovrebbe essere di altrettanto interesse pubblico? Non è Bordin come direttore di Radio radicale proprio uno di quei "nominati", nominato da Pannella e per di più inamovibile, a meno di sue dimissioni?

Pronta la difesa corporativa: per carità... qui ci vuole... l'habeas data! Difatti, scrive Zambardino, "alcuni mazzieri si sono scatenati diffondendo notizie falsissime sui compensi di Bordin". Accidenti, io purtroppo me li sono persi... curioso come sono più di una scimmia, ringrazio in anticipo chi me li vorrà indicare. Naturalmente in attesa che le notizie falsissime siano smentite da quelle verissime e ufficiali.

Insomma come andrà a finire non lo sappiamo. Tutto quello che sappiamo è che un cambiamento si sta producendo. Questa, in sè, potrebbe essere una notizia positiva o negativa; il cambiamento sarà sostanziale, o tutto cambierà ma tutto resterà come prima?
"La gente dice di volere il cambiamento quando tutto quello che vuole è che le cose restino così come sono, mentre il problema viene invisibilmente sollevato dalle sue spalle senza nessun impegno da parte sua. O forse la gente vuole il cambiamento, ma il cambiamento fa così tanta paura che la gente stessa respinge qualsiasi cambiamento sia possibile per qualche oscura ragione. L'ostrica ha dei muscoli molto forti che ne impediscono l'apertura contro la sua volontà. Quando un coltello apre l'ostrica, il muscolo dell'ostrica viene tagliato e l'ostrica muore. In situazioni penose, molte persone sono come l'ostrica, preferirebbero morire piuttosto che permettere l'apertura delle valve contro la sua volontà e la rimozione del problema dall'interno. (...). Si può solo affermare che l'unica base affidabile per giudicare il valore di un metodo rimane quella del risultato ottenuto dalla sua applicazione." (Change. Principi sulla formazione e sulla risoluzione dei problemi. Paul Watzlawick, John Weakland, Richard Fisch, 1974; ed.it. Astrolabio).

Paul Watzlawick (Villach, 25 luglio 1921 – Palo Alto, 31 marzo 2007) è stato uno psicologo austriaco naturalizzato statunitense, tra i fondatori del Brief Therapy Center al Mental Research Institute di Palo Alto. http://en.wikipedia.org/wiki/Paul_Watzlawick
Paul Watzlawick (Villach, 25 luglio 1921 – Palo Alto, 31 marzo 2007)
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Commenti

Creatività

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Il bello della programmazione di applicazioni con linguaggi aperti è che "esiste più di un metodo per raggiungere un determinato scopo" (cfr. storia di PERL). Sarebbe un peccato lasciare ad una singola applicazione il giudizio sul valore di altri metodi possibili per raggiungere il medesimo risultato/obbiettivo. Tale visione, infatti, riduce l'uomo ad un essere razionale ma privo di un requisito fondamentale per la sua stessa essenza: la creatività. Forse è proprio questa peculiarità che è venuta a mancare a RR.

E' Paolo Martini il nuovo direttore di RR

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Primo a dare la notizia Libertiamo con la firma dell'insider Alessandro Caforio.

Complimenti e auguri di buon lavoro a Paolo Martini.

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G.

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