Anche l'estate radicale ha il suo giallo. Giallo-paradosso
Anche l'estate radicale ha il suo giallo. Giallo-paradosso
Per qualcuno non c'è miglior cannocchiale del buco della serratura. Massimo Bordin, da quasi vent'anni direttore di Radio radicale, annuncia pubblicamente le sue dimissioni. Marco Pannella, che di RR è l'editore, rende pubblica la sua lettera al Cdr; tutti e due hanno la loro pagina su Facebook, e tanti modi per comunicare; e sulle loro bacheche subito possono commentare migliaia di amici, compagni e qualche decina tra gli iscritti radicali (iscritti a una delle varie declinazioni dell'area o galassia; che sono molto meno, nel complesso, degli "amici" e dei fan di Pannella e di Bordin su FB).
Secondo Monica Guerzoni del Corrieredellasera.it è il giallo radicale dell'estate. Ma quale giallo? Da due lustri ormai ogni domenica Pannella l'editore e Bordin il direttore conversano per due ore dai microfoni della radio: un fatto che, nella sua singolarità e unicità, è diventato di costume per il giornalismo italico; conversano e da sempre se ne dicono di tutti i colori, tanto che molti ascoltatori sono ghiotti più di botte da orbi e di sangue che scorra tra i due che d'altri retroscena e di analisi radical-pannellian-bordiniane... forse non sono la maggioranza ma di certo sono in tanti, i veri "cultori della materia".
Va bene: riconosciamo senz'altro che tutta la vicenda ha contorni paradossali, e vedremo il perché; ma dov'è il giallo, dov'è il mistero, visto che tutto è pubblico, tutto è "trasmesso" se non proprio in diretta come i mitici Pannella-Bordin, praticamente in "diretta-differita", tutto è ricostruibile attraverso atti, fatti, parole e... omissioni? E' tipicamente il mistero della lettera rubata; quella che è sempre rimasta là dove nessuno l'andrebbe a cercare, nella busta della posta. Non lo fa, nel nostro caso, perché non ne ha voglia, non ha voglia d'interrogarsi; perché il modello sistemico in cui è inserito non glielo consente; perché l'unico modo di dare notizia di questi fatti è quello di normalizzarli e quindi escludere che vi sia singolarità, unicità, specificità radicale, caratteristiche queste sì "non notiziabili" dei radicali. "Proibito conoscerli" insomma, proibito conoscerli per come sono davvero.
Ah! esclamerà qualcuno, e come sono davvero? Per quel poco che li conosco, qualche considerazione personale potrei azzardarla, ma perché guardare dal buco della serratura? Perché far finta che la lettera sia stata davvero rubata, quando invece è pubblicata su internet? Consideriamo piuttosto quello che tutti conosciamo e che sta scritto nel testo (e come abbiamo già visto, nel "contesto" di un rapporto pubblico, diretto e "in diretta" ultradecennale), cioè nelle dichiarazioni del direttore e dell'editore.
Perché Bordin si dimette? Lo scrive chiaro chiaro: "Da almeno due anni Marco Pannella ha più volte pubblicamente dichiarato che non si sente rappresentato dal modo in cui viene espressa la linea editoriale della radio. E' evidente che il rapporto fra editore e direttore si fonda proprio su un accordo sulla trasposizione in chiave giornalistica di una idea editoriale che promana dall'editore. Dunque le affermazioni di Pannella non possono che essere intese come una mozione di sfiducia nei miei confronti. Posso ritenere ciò immeritato, perfino infondato, ma non posso pretendere di far cambiare idea a Pannella e francamente non so nemmeno se ne avrei comunque voglia."
E perché Pannella non vuole che Bordin si dimetta? Anche questo è scritto in chiaro: "La motivazione oggi illustrata è manifestamente di per se destituita di qualsiasi serio fondamento. Scrivo: “manifestamente” perché sull’argomento ho sempre tenuto a manifestare, in primo luogo nei nostri dialoghi domenicali, la mia posizione di editore. Ho ripetuto a iosa, e seccamente, che la concezione di Radio Radicale era ed è tale da non permettere all’editore anche solo di auspicare (per non dire altro) dal direttore di RR una condivisione della mia personale linea politica nell’ambito di quelle esistenti nell’area, nella galassia, nel partito."
Chiaro? "Assolutamente sì", chiaro quanto un dialogo tra sordi, quanto il famoso paradosso marxiano "Non m'iscriverei mai a un club che accettasse tra i suoi membri uno come me": non Karl ma Groucho, ovviamente.
Al centro di questo paradosso sta dunque la concezione del rapporto tra editore e direttore, inteso in modo opposto: per Bordin il rapporto è possibile solo se il direttore è in accordo con l'editore; per Pannella, non solo questo non è essenziale, ma al contrario, l'editore, secondo Pannella, è davvero radicale e pannelliano se, e solo se nemmeno auspica che anche il direttore lo sia. E' un paradosso, e per risolverlo, la soluzione ci sarebbe: Bordin potrebbe fare l'editore e Pannella il direttore. Ah che gusto, altri dieci anni di conversazioni domenicali non più Pannella-Bordin, ma finalmente, Bordin-Pannella: lunga vita al "duo Bronchenolo" (copyright: Mauro Suttora).
Questo è chiaro, no? E allora, visto che è chiaro, il giallo dove sta? Sarà nel colore dell'itterizia fulminante che ha colto i tanti ascoltatori, e sedicenti fan di Bordin, e invero i tanti antipatizzanti pannelliani: "Marco come sempre mangia i suoi figli", "Bordin non andartene", "Non ascolterò più Radio radicale", e, come summa dell'incomprensione della posizione di Pannella, "Marco predica bene e razzola male".
Per l'ennesima volta, in realtà, le reazioni sopra menzionate illustrano piuttosto l'isolamento del vecchio leader, l'alterità della sua concezione iper-liberale al limite del libertarismo (o del libertinismo, e quindi della carognaggine, come ha spiegato al riguardo il filosofo Buttiglione).
Ma, e se le cose fossero anche un po' più semplici di così? E se Bordin, per esempio, si fosse semplicemente stancato di fare il direttore per un editore di cui non condivide la linea editoriale? E se desiderasse perciò, dopo quasi vent'anni, di poter dire per più di dieci giorni di seguito di non essere "privo la sera di andare a letto che subito si fanno le nove del giorno appresso"... non sembrerebbe una cosa anche giusta, dopo anni e anni di sveglia operaia alle cinque e trenta, tenuto anche conto che, negli ultimi anni, la programmazione extra-istituzionale di RR è fatta per una parte relativamente maggioritaria dalla sua voce, contemplando, oltre a "Stampa e regime", le Conversazioni, quella con Pannella, quella con Bonino, quella con Fiamma Nirenstein, salvo altre?
Basterebbe allora che Pannella lo lasciasse un po' più libero, senza chiedergli l'impossibile, senza volerlo incatenare a un posto di lotta e a una lotta che, se non è fatta esattamente come lui vuole, e dal posto che vuole, non è più lotta. Basterebbe?
Boh. Qui forse sta non il "giallo" ma la suspence della vicenda. E' scritto: Bordin ha una sola richiesta, a questo punto, da fare: la liquidazione delle sue spettanze. E "sarà semplice mettersi d'accordo". Le spettanze sono semplici davvero da determinare, in ogni rapporto di lavoro subordinato "si calcola sommando per ciascun anno di servizio una quota pari e comunque non superiore all'importo della retribuzione dovuta per l'anno stesso divisa per 13,5" (wikipedia) con tutte le rivalutazioni del caso. Poi bisogna vedere da quale anno si comincia a contare.
E allora, ohibò: cos'è questa caduta di stile? Solo una risposta a "qualche imbecille" che ha favoleggiato su Facebook di liquidazioni miliardarie, o mezzo miliardarie (per quanti ragionano ancora in lirette ovviamente)? O un avviso ai naviganti, il simbolo del fatto che, come in ogni storia d'amore, le rassicurazioni valgono come annuncio del loro contrario?
Be', davvero, questi sono affari loro. Mentre affar nostro resta il futuro di quella Radio (del quale, stiamone certi, Bordin continuerà a interessarsi), così importante per l'informazione e la vita politica, culturale, sociale del paese; e le decisioni e le scelte di quanti smetteranno di ascoltarla se e quando Bordin non dovesse più dirigerla, decisioni e scelte che presumo saranno, ipso facto, meno informate. E forse, se questo è quello che vent'anni di direzione e di "linea Bordin" hanno prodotto, allora un problema c'è davvero. Un nuovo direttore, se ci sarà, dovrà cominciare da qui.
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Vitamina C: Quanta ne serve?Secondo Linus Pauling (nella foto a fianco; 1901-1994, Premio Nobel per la Chimica, 1954, Premio Nobel per la Pace, 1963) ne serve un bel po': «Prendete quotidianamente da 6 a 18 g. di vitamina C. Non dimenticatevene neppure un giorno.»Da "Come vivere più a lungo e sentirsi meglio (Vitamina C)". Per altre informazioni, leggi: Vitamina C: Quanta ne serve? |

PERDO&STRAVINCO 1989:la candidatura di Marco Pannella a Commissario CEE: com'è nata, quanto è cresciuta, perché non è stata accolta -- a cura di Gaetano Dentamaro


Commenti
E tutto il resto è fuffa...
"vorrei discutere sul perchè Bordin ha deciso di lasciare la direzione. E' l'unico elemento serio di dibattito e di riflessione. Il resto è fuffa mediatica che non mi interessa."
Lo scrive Toni Garrani in una risposta a una nota "ancora sulle dimissioni di bordin e sulla valenza politica della questione", di Federico Tantillo. (http://www.facebook.com/notes/federico-tantillo/ancora-sulle-dimissioni-di-bordin-e-sulla-valenza-politica-della-questione/44911...).
Sono intervenuto anch'io, con il suggerimento di dare una lettura ai dati storici di Audiradio:
http://www.audiradio.it/dati/index.asp
Un dibattito da non perdere. Tutto il resto (quale resto? la Deep Water? Berlusconi a Milanello? Le mutilazioni genitali femminili?) è fuffa...
--
G.
Ho ascoltato la conversazione
Ho ascoltato la conversazione con tutta la capacità di comprensione di cui dispongo (poca, a dir la verità!). Se non ho capito male, Bordin non condivide più le analisi di Pannella (per lo meno non in toto) e si è rotto le palle di sorbirsele tutte le settimane. Pannella, invece, rimprovera a Bordin di volersi rassegnare al genocidio radicale e al generale degrado politico e antropologico di questo paese, dandola vinta al regime. Purtroppo la conversazione si è interrotta proprio sul più bello. Comunque, a parte la prima parte relativa al PD, mi è sembrato di trovarmi di fronte a una interminabile, disperata dichiarazione d'amore di Pannella a Bordin. Stavolta è Crono che ha (quasi) pianto.
si però i due
si però i due bronchenolizzati sono stati molto duri l'uno con l'altro ieri pomeriggio. e quel riferimento al curriculum di vecellio, non sarà che pannella vuole lui a dirigere la radio adesso?
Ecco appunto...Bordin vai a
Ecco appunto...Bordin vai a cagare! Non puoi sfasciare il duo Bronchenolo!
Caro Gaetano, è il miglior
Caro Gaetano, è il miglior commento che ho letto sinora, soprattutto perché metti da parte personalismi per rincorrere la verità.
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